Michele Paolo Pastore

Michele Paolo PastoreEsperto in economia, opera nel settore bancario.

Impegnato sul nostro territorio, Ŕ consigliere alla Circoscrizione 7 di Torino e membro del Comitato Direttivo di IDEATO.

Comunicati stampa

Meno tasse e meno debito

7 gen 2013 - Al di lÓ dell'esito elettorale, il nuovo governo dovrÓ affrontare il nodo della fiscalitÓ e dei conti dello Stato. Ma ogni soluzione dovrÓ fondarsi su un nuovo patto con i cittadini

Indipendentemente dal risultato delle prossimi elezioni politiche, chiunque riceverÓ la responsabilitÓ di governare il paese, dovrÓ affrontare il duplice nodo di debito pubblico e fiscalitÓ.

Tutti concordi sulla necessitÓ di ridurre il livello ed il peso di entrambi, meno nelle ricette da utilizzare per raggiungere l'obiettivo.

Lo stesso Governo Monti non Ŕ riuscito a ridurre lo stock del debito (che ha superato il livello psicologico dei 2.000 miliardi di Euro!) e la stabilizzazione del deficit Ŕ stata pagata a caro prezzo dai contribuenti con l'introduzione dell'IMU e con l'inasprimento delle tariffe.
I due problemi sono strettamente correlati e, alla luce dell'attuale deficit delle finanze italiane, occorre valutare quali sono gli interventi possibili, distinguendo tra il breve, il medio e il lungo periodo.

In primo luogo occorre premettere che la razionalizzazione della spesa pubblica corrente Ŕ un prerequisito indispensabile, ma solo ai fini di una migliore gestione della stessa. Questo perchÚ la spesa pubblica Ŕ una componente che contribuisce alla formazione del PIL nazionale, e ridurla significa, in parte, diminuire anche la ricchezza prodotta dal paese.

Dunque per la riduzione dello stock del debito accumulato negli anni passati, le risorse aggiuntive si possono reperire:
    - aumentando la tassazione,
    - recuperando congrui livelli di evasione fiscale,
    - vendendo i "gioielli di famiglia",
    - oppure con un mix dei diversi interventi sopracitati.

Prendiamo in considerazione la prima ipotesi: ulteriori inasprimenti della fiscalitÓ andrebbero ad incidere negativamente sulle risorse disponibili delle famiglie, deprimendone ulteriormente i consumi e creando i presupposti per un incremento dei giÓ alti livelli d'evasione fiscale. Un ulteriore inasprimento delle aliquote fiscali andrebbe inoltre a mortificare gli investimenti privati ed esteri, che verrebbero dirottati in quei paesi esteri a fiscalitÓ agevolata.

Risulta chiaro che, in un paese in cui tutti gli indici economici sono negativi, come l'Italia dell'ultimo triennio, sia nel breve che nel medio termine aumentare ulteriormente le tasse non Ŕ soluzione attualmente praticabile.

Prendiamo poi in considerazione il gettito riveniente dal recupero dell'evasione fiscale.
E' indubbio che il volume sia in costante aumento (circa 12 miliardi nel 2011 e almeno altrettanti nel 2012), ma siamo consapevoli che i risultati raggiunti sono poca cosa rispetto alla pervasivitÓ del fenomeno; questo anche perchÚ gli alti livelli delle aliquote fiscali applicate rendono appetibile l'evasione, soprattutto quando le cifre in gioco sono elevate.

In ogni caso gli importi riscossi e recuperati, per quanto ingenti, non sono attualmente tali da incidere in maniera significativa sulla riduzione dello stock di debito preesistente.
Probabilmente l'efficacia del recupero dell'evasione troverÓ maggiori riscontri nel medio termine, in concomitanza con l'applicazione di strumenti di indagine di maggior efficacia e una riduzione delle aliquote fiscali che renda "appetibile" pagare le tasse.

Rimane da considerare l'ultima ipotesi: la vendita di significativi "gioielli di famiglia".
La vendita di asset pubblici per un importo di 300/400 miliardi di Euro, avrebbe il beneficio di ridurre significativamente il debito pubblico senza incidere sul livello della spesa (e quindi del PIL) e senza richiedere ulteriori sacrifici in termini di tassazione ai cittadini.

Questo tipo d'intervento attiverebbe una spirale virtuosa: la riduzione del debito porterebbe ad un minor fabbisogno per interessi sul debito pubblico e ad un minor impatto sui tassi da applicare sui titoli del debito da parte dello stato italiano; la riduzione complessiva delle risorse richieste avrebbe la reale capacitÓ di consentire l'applicazione di aliquote fiscali pi¨ contenute.

Quindi nel breve periodo le soluzioni possibili riguardano, il miglioramento degli strumenti d'indagine per il recupero dell'evasione fiscale, la semplificazione degli adempimenti, ma soprattutto la riduzione del debito perseguita attraverso la vendita di beni dello stato

Tale argomento richiede un approfondimento a parte che non tratter˛ in questo articolo.

Nel medio periodo sarÓ poi possibile ridurre la pressione fiscale bilanciando nel contempo il gettito con gli aumenti rivenienti dal recupero dell'evasione.

Occorre dunque la consapevolezza che il percorso sarÓ sofferto, pieno di insidie (finanziarie) e soprattutto temporalmente lungo; il nuovo patto fiscale tra Stato e cittadini, per essere tale, dovrÓ comprendere, oltre a quanto esposto, una drastica razionalizzazione dei costi della politica e una buona dose di.disincanto, ad evitare le chimere della demagogia elettorale.

Credo, per finire, sia utile ricordare quanto sottolineava giÓ nel 1776 l'economista Adamo Smith. Scrivendo "The wealth of Nations", esprimeva, tra gli altri, alcuni ovvi e fondamentali principi in merito alla tassazione:
    - la proporzionalitÓ della tassazione al reddito prodotto e la sua sostenibilitÓ
    - la certezza e la semplicitÓ dei calcoli necessari per determinare gli importi da pagare
    - la possibilitÓ di pagare nelle modalitÓ pi¨ comode per il contribuente

Principi che nei due secoli successivi siamo riusciti a disattendere; speriamo, per poterne godere di nuovo, di non dover attendere un periodo altrettanto lungo.

    Michele Paolo Pastore

Meno tasse e meno debito

Un articolo di Michele Paolo Pastore.